Lo stylophone è un sintetizzatore analogico tascabile con un tratto distintivo inconfondibile: non ha tasti da premere, ma una tastiera piatta di metallo che si suona con uno stilo (lo stylus). Fu inventato nel 1968 dall'ingegnere britannico Brian Jarvis e commercializzato dal marchio Dübreq, che negli anni '70 ne vendette diversi milioni di unità. Sta nel palmo di una mano, suona con il proprio altoparlante e produce quel timbro elettronico ronzante, nasale e nostalgico che definisce il suono lo-fi di un'intera epoca.
La sua fama esplose quando David Bowie lo usò in «Space Oddity» (1969), e da allora è amato da musicisti di elettronica rétro, collezionisti e curiosi. A differenza di una tastiera normale, lo stylophone è al tempo stesso giocattolo musicale, strumento di culto e sintetizzatore vero: una rarità perfetta per chi vuole iniziare a fare musica elettronica senza spendere centinaia di euro.
Il segreto dello stylophone è sorprendentemente semplice. Sotto la superficie c'è una tastiera stampata di metallo in cui ogni nota è un piccolo contatto. La punta dello stilo metallico è collegata al circuito: quando la appoggi su una nota, chiudi il circuito e un oscillatore elettronico genera il tono corrispondente a quella frequenza. Sollevando lo stilo, il circuito si apre e il suono si ferma.
Il modello classico aggiunge un interruttore di vibrato che fa oscillare leggermente il tono per dargli vita. I modelli moderni come il Gen X-1 incorporano funzioni da vero sintetizzatore: diverse forme d'onda, un LFO (oscillatore a bassa frequenza) per la modulazione, un inviluppo che modella attacco e rilascio del suono, ed effetti come il delay. Così quello che nacque come giocattolo diventa uno strumento capace di linee di basso, lead e texture per la produzione musicale.
Suonare le prime note richiede pochi secondi; padroneggiare la precisione dello stilo richiede un po' di pratica. Segui questi passaggi:
L'errore tipico del principiante è suonare «a salti» perdendo note: poiché il contatto dipende dallo stilo, conviene esercitarsi lentamente nello scivolamento pulito prima di aumentare il tempo.
In questo tour vedi come lo stilo chiude il circuito su ogni nota e come i controlli di onda, modulazione ed effetti cambiano completamente il suono.
Per la maggior parte delle persone la scelta è tra il classico (per prezzo e nostalgia) e il Gen X-1 (se vuoi usarlo sul serio per fare musica).
Se cerchi il suono elettronico rétro di Bowie e dei Kraftwerk in formato tascabile, lo stylophone è imbattibile. Se preferisci qualcosa di più gestuale, confrontalo con il theremin o con lo stesso otamatone.
Essendo monofonico (una nota alla volta nel modello classico), lo stylophone brilla con melodie semplici e linee orecchiabili:
Trucco chiave: segna con del nastro sottile o memorizza la posizione della tonica della tua scala, perché senza tasti in rilievo è facile perdere il riferimento.
Lo stylophone è robusto, ma ha due punti sensibili. Il primo è lo stilo: è il pezzo che si perde più facilmente, quindi riponilo sempre nella sua clip e, se puoi, tieni un ricambio. Il secondo è la tastiera metallica: il contatto può sporcarsi col tempo e dare note intermittenti; puliscila delicatamente con un panno asciutto o una gomma molto fine per ripristinare il contatto. Cambia le pile quando il tono cala o il volume vacilla, e conserva l'apparecchio in un luogo asciutto. Con queste attenzioni uno stylophone funziona per decenni: non a caso continuano a spuntare esemplari degli anni '70 perfettamente funzionanti.
Per iniziare, scegli il classico rieditato se cerchi nostalgia e divertimento, o il Gen X-1 se vuoi fare musica elettronica sul serio:
È un sintetizzatore analogico tascabile inventato nel 1968 da Brian Jarvis per il marchio britannico Dübreq. Si suona appoggiando uno stilo metallico su una tastiera piatta di metallo: chiudendo il circuito su ogni nota, questa suona.
No. La tastiera è marcata nota per nota e basta toccare ogni lamella con lo stilo. La cosa più difficile è la precisione: conviene appoggiare la mano ed esercitarsi nello scivolamento tra le note.
Il classico rieditato costa tra 25 e 40 euro. Il Gen X-1, più completo con LFO, inviluppo e delay, si aggira sui 70-90 euro, e lo Stylophone Beat sui 30-40 euro.
David Bowie lo usò in «Space Oddity» (1969) e rese popolare il suo suono lo-fi. Appare anche in registrazioni di Kraftwerk, Pulp e molti artisti di elettronica rétro.
Per scoprire lo strumento, il classico rieditato è il miglior acquisto per il prezzo. Se vuoi fare musica elettronica vera con modulazione ed effetti, scegli il Gen X-1.
Funziona a pile (9V o AA a seconda del modello) e molti modelli moderni supportano anche l'USB. È totalmente portatile: suona con il suo altoparlante interno.
Lo stylophone è ideale per chi ama il suono elettronico rétro e vuole iniziare senza spendere molto: fan di Bowie e dei Kraftwerk in cerca di quel timbro esatto, produttori che vogliono un synth portatile ed economico per texture lo-fi, collezionisti di strumenti di culto, e curiosi che si divertono con gli apparecchi musicali strani. Sta in tasca, suona da solo (con altoparlante interno), costa meno di molti pedali e porta con sé mezzo secolo di storia musicale. Se ti è piaciuto questo strumento, ameresti anche il theremin e l'otamatone: la stessa magia elettronica, un altro modo di suonare.